
Tra urne federali, grandi eventi internazionali e scosse in ambiti sensibili come difesa, finanza e sicurezza, il 2025 ha ridisegnato più volte l’agenda svizzera. Di seguito, una selezione ragionata di dodici passaggi chiave (politica, economia, sport, cultura e cronaca) con il contesto essenziale per orientarsi.
Svizzera, i 12 avvenimenti che hanno segnato il 2025
Aggiornato al 30 dicembre 2025.
Indice
- 1) Davos e il WEF: la Svizzera al centro della diplomazia economica
- 2) Difesa: l’uscita di Amherd e l’elezione di Martin Pfister
- 3) Caso RUAG e scosse ai vertici: un anno difficile per il DDPS
- 4) Intelligence e cybersicurezza: l’affare “Kaspersky”
- 5) BNS: tagli dei tassi e ritorno allo “zero”
- 6) 9 febbraio: bocciata l’Iniziativa per la responsabilità ambientale
- 7) Dazi USA e negoziati: Berna spinge sull’acceleratore
- 8) Eurovision a Basilea: vetrina globale e gestione dell’ordine pubblico
- 9) Lötschental: il collasso glaciale che devasta Blatten
- 10) Calcio: EURO femminile 2025 ospitato in Svizzera
- 11) 28 settembre: sì all’imposta sulle seconde case e all’Id-e
- 12) 30 novembre: doppio no a servizio civico e “Iniziativa per il futuro”
1) Davos e il WEF: la Svizzera al centro della diplomazia economica (20–24 gennaio)
Il World Economic Forum è tornato a Davos-Klosters con l’ennesima “settimana lunga” di diplomazia economica, in cui la Svizzera diventa – di fatto – piattaforma logistica e politica per leader, CEO e organizzazioni internazionali. L’edizione 2025 ha rimesso al centro la discussione su AI, competitività, transizione energetica e tensioni geopolitiche, con un’agenda fitta di incontri bilaterali a margine. Come ogni anno, il dispositivo di sicurezza e l’impatto sul territorio hanno alimentato il dibattito interno su costi, benefici e simbolismo dell’evento. Sul piano dell’immagine, Davos ha confermato la capacità elvetica di ospitare vertici complessi, ma anche la difficoltà di tenere insieme consenso locale e riflettori globali.
2) Difesa: l’uscita di Viola Amherd e l’elezione di Martin Pfister (gennaio–marzo)
L’anno politico federale si è aperto con la decisione della consigliera federale Viola Amherd di lasciare il Governo, scelta che ha riacceso la discussione sulla stabilità del Dipartimento della difesa (DDPS) in una fase di pressione su budget, equipaggiamenti e governance. A marzo, l’Assemblea federale ha eletto Martin Pfister come nuovo membro del Consiglio federale, chiamato a prendere in mano un dossier già carico di criticità e aspettative. Il cambio di persona non è stato percepito solo come passaggio di consegne, ma come snodo per ricostruire fiducia nella catena decisionale del Dipartimento. Conflitti internazionali alle porte dell’Europa, esigenze di modernizzazione e cultura amministrativa sono diventati, da subito, test politici quotidiani.
3) Caso RUAG e scosse ai vertici: un anno difficile per il DDPS (febbraio)
Nel 2025 la parola “difesa” è rimbalzata spesso dalle pagine politiche a quelle giudiziarie e di controllo interno. Un audit ha portato alla luce sospetti di frode sistematica nella RUAG MRO (segmento manutenzione e logistica), aprendo un fronte delicato su procedure, controlli e responsabilità. A peggiorare il quadro, nel corso dell’anno sono arrivate anche dimissioni annunciate ai vertici della sicurezza: un segnale letto da molti come campanello d’allarme sulla governance complessiva del comparto. L’insieme di questi elementi ha alimentato richieste di trasparenza e riforme, con particolare attenzione a procurement, compliance e gestione del rischio. In termini politici, l’effetto è stato quello di trasformare il DDPS in uno dei terreni più sensibili dell’anno federale.
4) Intelligence e cybersicurezza: l’affare “Kaspersky” (giugno)
La cybersicurezza è diventata un tema da prima pagina quando sono emerse accuse e sospetti riguardo a una unità del Servizio delle attività informative (SIC) e a possibili scelte operative ritenute problematiche nel rapporto con fornitori e strumenti tecnologici. L’episodio ha riaperto la discussione su indipendenza tecnologica, catene di fornitura e gestione di eventuali conflitti d’interesse in un settore dove la fiducia è parte dell’infrastruttura. Le autorità hanno dovuto bilanciare esigenze di riservatezza e necessità di chiarimento pubblico, mentre Parlamento e opinione pubblica hanno chiesto garanzie sulla resilienza del dispositivo cyber. Sullo sfondo, è riemersa una domanda strutturale: quanto la Svizzera debba “internalizzare” competenze e soluzioni per ridurre esposizioni strategiche.
5) BNS: tagli dei tassi e ritorno allo “zero” (marzo–giugno)
Sul fronte monetario, il 2025 ha segnato un’ulteriore svolta: la Banca nazionale svizzera ha proseguito la normalizzazione al ribasso del costo del denaro, con tagli che hanno riportato il tasso guida fino allo scenario di tassi a zero. La mossa è stata letta come risposta a un mix di inflazione più contenuta, franco forte e necessità di sostenere un ciclo economico meno brillante. Per famiglie e imprese, la dinamica ha avuto ricadute dirette su ipoteche, credito e pianificazione finanziaria, mentre gli operatori hanno ricalibrato aspettative su rendimenti e cambio. In un Paese abituato a tassi negativi nel passato recente, lo “zero” ha riaperto anche il confronto su risparmio, pensioni e prezzi immobiliari. La politica monetaria, ancora una volta, è tornata a essere un tema popolare e non solo tecnico.
6) 9 febbraio: bocciata l’Iniziativa per la responsabilità ambientale
La prima grande domenica federale dell’anno ha visto il netto rifiuto dell’Iniziativa per la responsabilità ambientale, che chiedeva un’economia “entro i limiti del pianeta”. La proposta non ha convinto né la maggioranza del popolo né quella dei Cantoni, confermando una prudenza elettorale quando il cambiamento normativo appare percepito come troppo vincolante o con effetti economici incerti. Il voto ha però lasciato un segno: la pressione politica sul clima non è scomparsa, ma si è spostata su strumenti più graduali e su pacchetti legislativi. Il risultato ha anche evidenziato la distanza tra sensibilità generazionali e timori legati a costi e competitività. In sintesi: il “no” non ha chiuso il dossier, ma ne ha cambiato il perimetro operativo.
7) Dazi USA e negoziati: Berna spinge sull’acceleratore (maggio)
Le relazioni economiche con gli Stati Uniti sono entrate in una fase di attrito, con il tema dei dazi e delle condizioni commerciali capace di incidere sui settori più esposti all’export. Berna ha intensificato i contatti per accelerare il dialogo, consapevole del peso del mercato statunitense per industrie ad alto valore aggiunto e filiere sensibili. Il dossier è diventato anche politico: proteggere l’accesso ai mercati senza compromettere margini di sovranità regolatoria. Nel dibattito interno, è riemerso il tema della vulnerabilità di un’economia piccola e iper-integrata quando cambiano rapidamente le regole globali. Il 2025 ha reso evidente che, per la Svizzera, la “politica estera” è spesso anche politica industriale.
8) Eurovision a Basilea: vetrina globale e gestione dell’ordine pubblico (maggio)
Con l’Eurovision Song Contest ospitato a Basilea, la Svizzera ha vissuto una settimana di esposizione mediatica internazionale raramente comparabile per portata pop. Semifinali e finale hanno trasformato la città in un hub di eventi, turismo e logistica, con ricadute immediate su trasporti, ospitalità e sicurezza. Accanto all’entusiasmo, non sono mancate tensioni legate a manifestazioni e gestione dell’ordine pubblico, tema ricorrente nei grandi appuntamenti culturali europei. Sul piano simbolico, l’Eurovision ha funzionato da “biglietto da visita” per capacità organizzativa e attrattività urbana. Per la Svizzera, è stato anche un test su come governare eventi di massa in un contesto di sensibilità politiche elevate.
9) Lötschental: il collasso glaciale che devasta Blatten (fine maggio)
La cronaca del 2025 è stata segnata da un disastro naturale nelle Alpi: il collasso di una massa di ghiaccio e roccia ha innescato una frana che ha devastato gran parte del villaggio di Blatten, nel Lötschental. Le evacuazioni preventive hanno limitato il rischio di una tragedia ancora più grave, ma l’impatto su abitazioni, attività economiche e territorio è stato enorme. La formazione di accumuli e di un lago temporaneo ha imposto monitoraggi e misure di sicurezza prolungate, con la consapevolezza che il pericolo non si esaurisce in poche ore. L’episodio è diventato anche simbolo della fragilità delle aree alpine e dell’esigenza di rafforzare prevenzione e gestione dei rischi naturali. Un fatto che, oltre la cronaca, ha avuto un peso politico e finanziario nelle misure di sostegno.
10) Calcio: EURO femminile 2025 ospitato in Svizzera (2–27 luglio)
Nel 2025 la Svizzera ha ospitato l’Europeo di calcio femminile, portando in otto sedi un torneo seguito da pubblico e media con intensità crescente. Il mese di luglio ha trasformato diverse città in piazze sportive e culturali, con fan zone, infrastrutture e una macchina organizzativa distribuita su tutto il Paese. La finale al St. Jakob-Park di Basilea ha rappresentato il picco dell’evento, confermando il ruolo dello stadio come grande “teatro” anche oltre i club. Per la Svizzera, l’EURO è stato un investimento reputazionale: promozione turistica, immagine di Paese ospitante e spinta allo sviluppo del movimento femminile. Sullo sfondo, è rimasta una domanda di continuità: come trasformare l’evento in crescita stabile di praticanti, club e diritti mediatici.
11) 28 settembre: sì all’imposta sulle seconde case e all’Id-e (voto tirato)
La domenica di settembre ha portato due decisioni molto diverse ma ugualmente significative. Da un lato, l’elettorato ha approvato il decreto relativo all’imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie, dando ai Cantoni un nuovo margine di manovra su un tema sensibile tra finanza pubblica e mercato turistico-immobiliare. Dall’altro, è passata per un soffio la legge sul mezzo d’identificazione elettronico (Id-e), segnale di un Paese diviso tra esigenze di digitalizzazione e timori su governance, fiducia e tutela dei dati. Il voto ha mostrato che la trasformazione digitale avanza, ma richiede consenso costruito con trasparenza e architetture credibili. In prospettiva, l’Id-e apre un capitolo operativo su servizi pubblici e privati, identità digitale e interoperabilità.
12) 30 novembre: doppio no a servizio civico e “Iniziativa per il futuro”
L’ultima domenica federale del 2025 ha registrato due “no” molto netti, che hanno chiuso l’anno politico con un messaggio di prudenza verso riforme percepite come strutturali e potenzialmente onerose. L’Iniziativa Servizio civico non ha trovato sponde nell’elettorato, che ha preferito non modificare in profondità l’impianto della partecipazione obbligatoria e dei doveri civici. Ancora più marcato il rifiuto dell’Iniziativa per il futuro, che mirava a finanziare una politica climatica sociale con strumenti fiscali ritenuti troppo controversi. Il risultato ha spostato l’asse del dibattito: non “se” fare politica climatica e sociale, ma “come” farla senza forzare l’accettabilità. Per Governo e Parlamento, il voto ha significato riallineare priorità e cercare soluzioni più incrementaliste.
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